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Open data: una risorsa collettiva per combattere la corruzione e favorire la conoscenza

11/08/2014

Ottenere facilmente e senza ostacoli tecnici o restrizioni legali i dati pubblici: questo è in sintesi ciò che consentono gli Open data ai cittadini o agli stakeholder. Si tratta di qualcosa di più del fare trasparenza ovvero mettere i cittadini nella condizione di creare un valore aggiunto, sia economico che sociale.

In Italia il legislatore con il Decreto sulla trasparenza (D.Lgs 33/2013) e i successivi interventi normativi ha sottolineato con forza come le Pubbliche Amministrazioni (PA) debbano restituire alla comunità il patrimonio di dati e informazioni dei quali sono in possesso. Gli Open data non sono però un punto di arrivo ma semplicemente uno strumento di innovazione per creare concrete forme di partecipazione.

In più gli Open data non sono solo una risorsa collettiva e uno strumento di partecipazione e monitoraggio della PA ma sono anche un potente strumento anticorruzione e di controllo sociale.
Secondo alcune recenti ricerche condotte anche sui social network, i cittadini non hanno ancora completamente compreso la forza e le possibilità di riuso dei dati open e solo il 12% del campione della popolazione italiana intervistato sa cosa sono gli open data ed è consapevole della loro utilità come strumento di trasparenza e partecipazione.

La stessa Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) nel Rapporto sullo stato di valorizzazione del patrimonio pubblico evidenzia come per i dati open “in termini di qualità e di riutilizzo/valore economico la situazione italiana sia molto frammentata con poche realtà virtuose e tante ancora molto lontane dal raggiungimento di tali obiettivi”.

Gli Open data dunque non sono ancora entrati in quella fase di maturità che lo stesso legislatore aveva auspicato (già col principio di open by default dell’art. 52 del CAD) sia per la loro scarsa conoscenza da parte dei cittadini sia perché non vengono visti ancora come un vantaggio e un’opportunità. Il primo aspetto è senz’altro legato all’assenza di una cultura digitale di una fetta importante della popolazione italiana a cui si rivolge in primis l’Agenda digitale italiana. L’altro aspetto è strettamente correlato alla fase iniziale in cui si trova il processo dei dati open ma anche a una lenta presa di coscienza da parte delle PA che questo processo è ormai inevitabile.

Ma qualcosa si sta finalmente muovendo: sono numerose infatti le iniziative di scambio e collaborazione organizzate negli ultimi mesi che hanno visto come protagonisti gli Open data.
La più importante è stata senz'altro l'International Open data Day che ha visto una mobilitazione senza precedenti con numerosi eventi e interventi sulle buone pratiche italiane e internazionali. In occasione dell’ultima giornata, tenutasi a Roma lo scorso febbraio, è stato costituito l’Istituto Italiano per gli Open data, che vuole essere una rete di associazioni, organizzazioni ed enti con la finalità di scambio e condivisione di pratiche, strumenti e tecnologie. Non da meno l’avvio di un Osservatorio per monitorare lo stato e la qualità di attuazione degli Open data e fornire feedback e proposte alle Pubbliche Amministrazioni, sulla base delle esperienze già acquisite.

Anche l’annunciata Riforma della PA ha voluto porre gli Open data come pilastro di trasparenza e semplificazione dei servizi e in questa direzione va l’apertura completa dei dati del Sistema Informativo sulle operazioni degli enti pubblici (Siope) in formato "linked" ovvero interrogabile anche da altri sistemi software e la nuova piattaforma degli Open data della Camera nel quale viene condiviso tutto il patrimonio informativo della storia, delle attività e del funzionamento della Camera dei Deputati.

La strategia è dunque quella di valorizzare le eccellenze già consolidate e incentivare lo sviluppo e la crescita del “fare rete”, coinvolgere i cittadini per far fruttare l’enorme potenziale del riuso e della condivisione.
La Commissione Europea ha pubblicato il 17 luglio u.s. le linee guida per aiutare gli Stati membri al riutilizzo delle informazioni nel settore pubblico. È forte la convinzione che gli Open data possano creare servizi a valore aggiunto o prodotti innovativi e che diano una spinta alla crescita del mercato digitale europeo.

Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea, ha dichiarato: “Questa guida aiuterà tutti noi a beneficiare della ricchezza di informazioni che detengono gli enti pubblici. Aprire e riutilizzare questi dati porterà a molte nuove imprese e servizi convenienti.”

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha attivato da tempo una sezione completamente dedicata al rilascio delle informazioni e dei dati open, sia sulla propria attività amministrativa sia correlate alle attività di trasparenza, cultura della legalità e anticorruzione.

Attualmente nella sezione Open data del Portale AIFA, in cui sono presenti 46 dataset suddivisi per aree (Organizzazione e Personale, Provvedimenti AIFA, Incarichi e consulenze, Sovvenzioni, contributi, sussidi, vantaggi economici, Bandi di Gara e Contratti, Liste dei Farmaci, Farmacovigilanza, Officine autorizzate), sono pubblicati dati sul personale e le collaborazioni, sui bandi di gara e i concorsi, sulle liste di trasparenza dei medicinali equivalenti, le lista delle sostanze attive, le liste dei medicinali carenti, sui responsabili di farmacovigilanza e numerosi altri contenuti.

La licenza di distribuzione dei dati utilizzata da AIFA la CC-BY (attribuzione) nella versione 4.0. Questa licenza permette a terzi di distribuire, modificare, ottimizzare ed utilizzare i dati, anche commercialmente, con l'obbligo di citare la fonte. I dati personali pubblicati sono riutilizzabili solo alle condizioni previste dalla normativa vigente sul riuso dei dati pubblici (direttiva comunitaria 2003/98/CE e d. lgs. 36/2006 di recepimento della stessa), in termini compatibili con gli scopi per i quali sono stati raccolti e registrati, e nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali.

AIFA vuole fermamente proseguire nel percorso intrapreso perché convinta che il rilascio dei dati open oltre a garantire la trasparenza e la partecipazione sia un importante ed efficace strumento per la tutela della salute pubblica: la recente iniziativa dell'FDA ne è una valida testimonianza.

Per questi motivi l’Agenzia intende promuovere un sondaggio pubblico sul proprio sito istituzionale su quali sono i dati più di interesse tra le decine di rilasciati e quali sono quelli che vorrebbero veder pubblicati.
"I dati sono patrimonio dei cittadini" - sottolinea Luca Pani, Direttore Generale dell'Agenzia - "e il sondaggio promosso rafforza la volontà di AIFA di coinvolgere in misura sempre maggiore i propri interlocutori istituzionali, parte attiva nei processi di trasparenza."

"L'Agenzia infatti" - continua Pani - "crede fermamente che il miglioramento continuo del Sistema Trasparenza, la diffusione e l'aggiornamento tempestivo delle informazioni pubblicate sulla sezione Amministrazione Trasparente del sito e la liberazione dei dati in modalità open, siano elementi fondanti del rapporto fiduciario tra l'Agenzia, come istituto a tutela della salute pubblica, e il cittadino, spettatore attivo dei processi che lo vedono coinvolto."

"Il sondaggio che AIFA promuove quindi" - conclude il Direttore - "è un'ulteriore occasione di dialogo e confronto attraverso cui coinvolgiamo i nostri interlocutori: diteci quale dati ritenete più interessanti e se ne avete in mente altri di nostra competenza che non trovate, segnalatecelo. Solo con questo tipo di collaborazione possiamo costruire insieme un percorso e una strategia che duri nel tempo."

Gli esiti del sondaggio saranno oggetto di una attenta riflessione e i dati richiesti verranno recepiti dall'Agenzia che si impegna, nei limiti imposti dalla legge e dalla disponibilità tecnica, a pubblicarli nella pagina "Dati ulteriori" della sezione "Amministrazione Trasparente" e in formato open nella sezione dedicata.

In allegato il Sondaggio AIFA sugli Open Data, da restituire all'indirizzo mail portaleaifa@aifa.gov.it:

Per approfondimenti:

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