Conoscenza, rilevanza e attribuibilità
Accanto ad un tema in un certo senso classico come quello della vaccinazione antinfluenzale, la sezione “aggiornamenti” include la lunga ed articolata presentazione di un problema che non rientra verosimilmente tra le priorità (conoscitive e pratiche)dei prescrittori: la LQTS (sindrome del QT lungo). Si tratta, infatti, di una sigla non immediatamente interpretabile per i non addetti ai lavori. È quindi apparso opportuno sottolineare con questa breve nota editoriale l’interesse complessivo di una lettura attenta di questo articolo (pp. 179-84), non sempre facile, pur con il corredo di box didattici ed orientati alla pratica, per alcune ragioni di metodo e di merito che sono di interesse più generale.
1. Nei suoi aspetti più generali l’esistenza e la rilevanza clinica di un problema LQTS, legato anche ai farmaci, fanno parte delle conoscenze tradizionali della farmacologia e della farmacosorveglianza. Con l’andare del tempo la lista dei farmaci “a rischio” si è allungata, sulla base di rapporti di casi e, più raramente, di serie sistematiche di osservazioni. A questo proposito, si è cercato di risolvere la complessità dell’argomento rispetto alle nozioni pratiche utili per il medico con un promemoria che riprende i punti essenziali dell’approfondimento (pp. 185-6).
2. Come l’articolo proposto in questo numero del BIF ben documenta, la LQTS ha incrociato sempre più intensamente negli ultimi anni le tecniche, gli interessi, i risultati della ricerca di base più avanzata, dalla genetica alla biologia molecolare.
Il profilo conoscitivo che ne risulta include ora una serie di informazioni che si traducono anche in un linguaggio e in articolazioni di argomenti estremamente specialistici: da una parte c’è il fascino di essere accompagnati in una storia esemplare di come, e quanto rapidamente, gli interrogativi “meccanicistici” si possono oggi affrontare e comprendere; dall’altra c’è la domanda su quanto di tutto ciò è possibile - ed ha senso - ricordare, anche solo per cultura personale, al di là delle implicazioni pratiche.
3. Questa situazione diventa sempre più comune non solo in medicina, ma anche nella farmacologia e nella terapia. Il capitolo specialistico della LTQS diventa in questo senso un promemoria esemplare del come si evolvono molti dei capitoli generali di cui è fatta la pratica e delle domande che essi pongono: quali sono le conoscenze essenziali? Come conciliare e integrare questo invito-dovere a tenere conto dei fini meccanismi d’azione, che portano l’attenzione sui casi singoli e/o sui sottogruppi di pazienti con la tendenza a guardare i risultati generali clinicamente evidenti? Si può fare di risultati concentrati sui meccanismi di base il punto di partenza per programmi di intervento di salute pubblica? La domanda non è retorica per la LQTS, che è stata oggetto di proposte molto discusse e discutibili di screening in periodo post-natale per una prevenzione con beta-blocco della morte improvvisa1-4.
4. Mentre la ricerca di base brucia le sue tappe è interessante, istruttivo, preoccupante oppure stimolante vedere come l’epidemiologia precede con passi sostanzialmente immutati nei ritmi e nei metodi? La LQTS è entrata tra le preoccupazioni della farmacoepidemiologia descrittiva dei rischi di esposizione a farmaci e rischio diretto o da interazione (v. pp. 179-84), offrendo così un denominatore per le segnalazioni spontanee e per la serie di casi. Altri contributi, in questo numero del BIF, ricordano la costante riuscita di attenzione per la farmacovigilanza, che i nuovi assetti legislativi e gli sviluppi anche a livello europeo dovrebbero ulteriormente favorire. Il modello LQTS ricorda in modo esplicito che tra questi sviluppi dovrebbero occupare un posto sempre più privilegiato strategie e progetti di farmacosorveglianza attivi, che abbiano come obiettivo i rischi attribuibili ed evitabili, al di là dei rischi potenziali e degli “allarmi” prescrittivi. Dovrebbe essere questa la risposta simmetrica e complementare di quanti lavorano nel quotidiano diagnostico e prescrittivo e con criteri di riferimento a ciò che succede a livello di base nella salute pubblica. È sempre più vero che in ambito sanitario si dovrebbe lavorare tutti con la stessa priorità e con una logica di mutua integrazione, ai due estremi della curva gaussiana degli interessi: da una parte la conoscenza delle radici della clinica (competenza inevitabile di minoranze specialistiche), dall’altra la documentazione della attribuibilità e della rilevanza delle radici per la maggioranza. Le terminologie spesso utilizzate per qualificare i due tipi di ricerca - translational trasferability - non hanno solo assonanze casuali: indicano nella “traduzione fruibile delle conoscenze” uno dei compiti culturali e metodologici più interessanti dell’informazione.

