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Contraffazioni, paure e qualità dei medicinali

Editoriale

La recente emergenza determinata dal ritiro di alcuni lotti di eparina non frazionata a basso peso molecolare a causa della presenza di un contaminante nel prodotto finale (vedi articolo a pag. 56), ha messo in luce un aspetto critico del mercato del medicinale, e non solo. Si potrebbe sinteticamente parlare dei rischi della globalizzazione. Il caso tocca tutte le paure di chi vede nel mercato globale soprattutto il rischio di una maggiore circolazione incontrollata di materie prime non rispondenti a criteri di qualità certificati. Di sicuro la lezione è servita per mostrare a tutti che il fenomeno della contraffazione riguarda complessivamente tutto il mondo della produzione dei medicinali. Si tratta infatti di una contaminazione per un farmaco coperto da brevetto, per cui, almeno questa volta, non si presenta il timore, troppo spesso sollevato, che la qualità sia un tema necessariamente collegato ai medicinali equivalenti.
E’ del tutto chiaro che la contaminazione delle eparine di origine cinese ha rappresentato un importante problema di salute pubblica, sia in Europa sia nel mondo intero. Negli Stati Uniti, il problema è emerso drammaticamente e 81 decessi causati dal medicinale contaminato hanno portato gli esperti della Food and Drug Administration (FDA) ad un attento approfondimento delle procedure che hanno consentito il fenomeno1. La direttrice del Centro di valutazione e ricerca (CERD) dell’FDA, Janet Woodcock, riferendo alla commissione d’inchiesta governativa statunitense, ha evidenziato nella sua relazione i profondi cambiamenti intervenuti nel corso degli ultimi 10-15 anni. Dal 1992, negli USA il numero delle aziende straniere menzionate nella commercializzazione di farmaci sono aumentate del 400 per cento e oggi, solo in India, c’è un numero di aziende farmaceutiche (stabilimenti-officine) superiore quasi 25 volte a quello di otto anni fa2,3.
Ancora una volta, come è successo per altri beni di consumo, sono stati messi sotto accusa i processi produttivi di paesi come Cina e India, paesi che a fronte di una evidente crescita economica ed uno sviluppo industriale non offrono ancora garanzie riguardo alla capacità di adeguamento ai controlli ed agli standard di sicurezza. Chi poteva immaginare, prima che questo problema diventasse emergenza, che per il fabbisogno di eparina mondiale fossero necessari più di un miliardo di maiali? E che 750 milioni di essi provengono dalla Cina?
La contaminazione delle eparine ha evidenziato tutte le debolezze di un sistema che si basa sul presupposto del commercio globale, ma non sembra preparato a questo tipo di disguidi. A ciò si aggiunge anche una beffarda somma di errori marchiani che è utile conoscere. Infatti sembra che tra le tante cose che non sono funzionate vi sia anche la confusione da parte della FDA nell’interpretare il nome di un sito produttivo cinese scambiandolo con un altro: il sito produttivo Changzhou Pharmaceutical è stato imputato da un tecnico FDA sul pc invece di Changzhou SPL Pharmaceutical4. Non è in discussione l’errore umano, sempre possibile, ma preoccupa un sistema dove le differenze di lingua e di standard possono rappresentare un pericolo di questo tipo e contribuire a problemi di questa portata. Il contaminante identificato nei prodotti delle eparine altro non è che un eparinoide privo di attività anticoagulante, ma proprio per le sue proprietà farmacologiche è stato impossibile identificare attraverso i normali test delle Farmacopee. Naturalmente rimane non chiaro perchè tale sostanza dovesse trovarsi nell’ambito del processo produttivo. Non ci sono ancora le risposte a tutti i quesiti e non si sa se tutto abbia avuto origine principalmente per ridurre i costi di produzione o perché “semplicemente” una recente epidemia ha colpito i maiali cinesi riducendone la disponibilità e favorendo la contraffazione.
A livello europeo le agenzie regolatorie nazionali si sono adoperate per ridurre al minimo i disagi dei pazienti e hanno deciso autonomamente sul ritiro dei lotti contaminati5-8. I lotti delle materie prime sono stati testati per la presenza di contaminante, quelli positivi sono stati scartati e si è creata una situazione di carenza di eparina tale da imporre un uso più attento e parsimonioso di questi farmaci.
La situazione italiana è tutto sommato privilegiata in quanto il sistema della tracciabilità rende molto difficile (vedi articolo pag. 51) la possibilità che un medicinale contraffatto arrivi ad essere impiegato da un paziente. Da questo punto di vista la possibilità di conoscere, e quindi gestire, le eventuali carenze dei lotti contaminati ne è una chiara dimostrazione. Un sistema come quello italiano ha permesso di contare esattamente le quantità di fiale contaminate che non sono state immesse in commercio. Altri Paesi hanno fatto scelte diverse, tollerando livelli di contaminazione, per quanto minimi.
Certo, tessere le lodi di un sistema non lo rende invulnerabile. La globalizzazione pone comunque dei problemi, ma non si può tenere fuori dalla porta e ignorata come un parente scomodo. E’ necessario allora che si costruiscano regole comuni di sicurezza e in questo senso il “caso eparine” ha messo alla prova sia le autorità nazionali sia la capacità di coordinamento delle stesse a livello mondiale. Lo scambio di informazioni e le decisioni comuni non sono più solo nazionali o europee, ma coinvolgono il mondo intero e i summit che si sono succeduti per analizzare il problema hanno evidenziato la volontà comune di affrontare il “mercato globale” con una vigilanza più stretta ed efficiente.
Di recente Thomas Lonngren, capo dell’Agenzia europea dei medicinali (EMEA), ha dichiarato: "L'eparina è un classico esempio di come le cose possono andare male”9. Sulla base di queste indicazioni risulta chiaro che soltanto con la cooperazione in materia di regolamentazione si potrà lottare contro fenomeni che mimano i normali processi produttivi. Il rafforzamento delle ispezioni nei paesi produttori che potrebbero essere congiunte a livello internazionale farà si che paesi come Cina ed India non siano più così lontani. La cooperazione faciliterà il controllo sulla catena di fornitura di materie prime, sempre più complessa e sempre più globale, affinché il tutto non sia solo un’astratta applicazione di norme.
In questo contesto è sicuramente importante la notizia di un progetto pilota che coinvolge FDA, EMEA, Canada ed Australia su ispezioni congiunte degli impianti produttivi di questi nuovi paesi emergenti.

Linkografia

  1. www.fda.gov/cder/drug/infopage/heparin/default.htm (accesso verificato il 25/06/2008)
  2. http://energycommerce.house.gov/cmte_mtgs/110-oi-hrg.042908.Heparin.shtml (accesso verificato il 25/06/2008)
  3. http://energycommerce.house.gov/cmte_mtgs/110-oi-hrg.042908.Woodcock-Testimony.pdf (accesso verificato il 25/06/2008)
  4. http://energycommerce.house.gov/cmte_mtgs/110-oi-hrg.042908.Nelson-Testimony.pdf (accesso verificato il 25/06/2008)
  5. www.bfarm.de/cln_029/nn_424312/DE/Pharmakovigilanz/stufenplanverf/Liste/stp-heparin.html__nnn=true (accesso verificato il 25/06/2008)
  6. www.agemed.es/actividad/alertas/usoHumano/calidad/home.htm (accesso verificato il 25/06/2008)
  7. www.dkma.dk/1024/visUKLSSoeg.asp?artikelID=760&soeghvor=alle&retursite=280724&soegeord=heparin (accesso verificato il 25/06/2008)
  8. http://agmed.sante.gouv.fr/htm/alertes/indreco.htm (accesso verificato il 25/06/2008)
  9. www.reuters.com/article/governmentFilingsNews/idUSL0658807820080606 (accesso verificato il 25/06/2008)
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